Scheda opera
Codice opera: DbN
Autore: Giovanni Pontano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-pontano_(Dizionario-Biografico)/?search=PONTANO%2C%20Giovanni%2F
Edizione: Giovanni Gioviano Pontano, De bello Neapolitano, a cura di G. Germano, A. Iacono, F. Senatore, Firenze, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2019 (Edizione Nazionale dei testi della storiografia umanistica, 13)
Periodo di composizione: 1494/95 - 1503
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giuseppe Germano, Antonietta Iacono
Excerpta a cura di: Jessica Ottobre
Scheda testo
Riferimento bibliografico: III, 5.2-3, pp. 349-350
Data: 1464
Luogo: Motta Rossa (nei pressi di Gallico), Reggio Calabria
Testo:

Restitutis vero munitionibus multis laboribus, magnis operis, cum nihilominus castellani pertinaciter se defenderent, Antonius quidam, qui e monacho per summum scelus factus esset miles atque ob morum improbitatem agnominatus Gabadeus, cum esset ipse unus e turris custodibus, obtulit popularibus clam se transiturum in hostium castra tormentaque clavis ferreis confixurum, ne displodere post id possent; cuius cum esset consilium ab illis laudatum, ipse furtim castra ingressus Centiliam adit offertque proditurum se Alfonso turrim soluto praetio signaque ac diem constituit. Re ab Alfonso comprobata redit intra castellum, hoc prius cum Centilia composito, ut perinde atque tormenta confixa clavis essent, nequo modo aliquamdiu disploderent. Reditus eius maxime acceptus popularibus, praesertim non displodentibus bombardis confirmata fide promissorum. Igitur Gabadeus diem ad dictam turrim ascendit aliquantumque castra munitionesque conspicatus ac si magnum etiam aliquid animo adversus hostium munitiones agitaret, quod sol esset ardentior, rogavit socium, qui unus cum ipso ascenderat, pileum ad se uti deferret ferventissimum sub aestum integendo capiti. Itaque ob eam ille causam ubi e culmine descendit in imum turris, confestim Gabadeus subductis sursum repente scalis pallium hasta infixum (quod signum proponendum convenerat) e propugnaculis praetulit. Milites qui ad munimenta instructi paratique aderant, signum conspicati turris, ad vallum magno impetu concurrunt atque inde intra turrim excepti in castellum irrumpunt captumque confestim ac direptum atque Alfonsi iussu incensum est: turris ad solum diruta, populares magnis propositis suppliciis ni parerent coacti Rhegium commigrare.1

Traduzione:

Ricostruite poi le fortificazioni con grandi fatiche e grandi sforzi poiché i castellani nondimeno con tenacia si difendevano, un certo Antonio, che da monaco per sommo misfatto era diventato soldato e per la scostumatezza della sua condotta era soprannominato Gabbadeo, essendo uno dei custodi della torre, propose ai popolani di raggiungere nascostamente l’accampamento dei nemici e di bloccare con delle sbarre di ferro le macchine da guerra dei nemici, perché esse dopo di ciò non potessero tirare i loro proiettili; dal momento che essi accettarono la sua proposta, egli entrato furtivamente si presenta al Centelles e si offre di consegnare a tradimento la torre ad Alfonso dietro ricompensa e stabilisce il segnale e il giorno. Poiché Alfonso accettò la proposta, egli rientrò dentro il castello, essendosi precedentemente accordato col Centelles come se delle sbarre di ferro avessero bloccato le macchine da guerra, in modo che non potessero per un bel po’ di tempo esplodere i loro colpi. Il suo ritorno fu massimamente gradito ai popolani, soprattutto perché la mancata esplosione delle bombarde confermava la fede di quanto egli aveva promesso. Dunque Gabbadeo nel giorno stabilito sale sulla torre e dopo aver osservato per un bel po’ di tempo l’accampamento e le fortificazioni, come se avesse in animo qualcosa contro le fortificazioni del nemico, poiché il sole bruciava alquanto, chiese al compagno, che era salito da solo insieme con lui, di portargli un capello per proteggere la testa sotto la vampa davvero cocente del sole. E così quando quello a tale scopo scende dal tetto alla base della torre, subito Gabbadeo tirate su le scale fece sventolare dagli spalti un mantello che aveva fissato ad una lancia (secondo il segnale che era stato convenuto). I soldati che stavano presso le fortificazioni già schierati e pronti, appena videro il segnale della torre, accorrono lungo il vallo con grande impeto e da lì fatti entrare attraverso la torre fanno irruzione nel castello che subito fu preso e distrutto e, per ordine di Alfonso, anche incendiato: la torre fu rasa al suolo e i popolani, sotto la promessa di terribili torture, se non avessero ubbidito, furono costretti a spostarsi a Reggio.

Note:

1 Guerra di Calabria (1463-1465): Il monaco Antonio detto Gabbadeo, custode della torre di Motta Rossa, si accorda segretamente con Antonio Centelles per lasciar entrare gli Aragonesi.







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