Scheda opera
Codice opera: DbN
Autore: Giovanni Pontano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-pontano_(Dizionario-Biografico)/?search=PONTANO%2C%20Giovanni%2F
Edizione: Giovanni Gioviano Pontano, De bello Neapolitano, a cura di G. Germano, A. Iacono, F. Senatore, Firenze, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2019 (Edizione Nazionale dei testi della storiografia umanistica, 13)
Periodo di composizione: 1494/95 - 1503
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giuseppe Germano, Antonietta Iacono
Excerpta a cura di: Jessica Ottobre
Scheda testo
Riferimento bibliografico: III, 4.3-5, p. 348
Data: 1464
Luogo: Motta Anomeri (Ortì)
Testo:

Hoc animadvertens Mottae praefectus, qui hostibus in costituendis munimentis quasi timentis speciem praebuerat, nactus occasionem flantibus auris die medio ignem sulphurea admistum materia immisit raptimque omnis ea aggestio conflagravit. Quod aegerrime cum ferret Alfonsus, iussit denuo aggeres restitui, quod esset futurum bombardis atque earum excubiis munimentum. Quibus reficiendis magnis laboribus permulti dies consumpti cum essent bombardaeque ex praescripto collocatae, valido etiam praesidio illis imposito, rursus praefectus nocturno tempore, comparatis prius sulphurei pulveris sacculis vasculisque item olei, magnoque silentio conspersis oleo exterioribus tabulis sacculisque passim iactatis ac sopitis de multa lassitudine vigiliis (nam et ipse ad multam eos noctem defatigaverat) ex improviso inferri ignem iussit, quo statim comprehensis undique munitionibus uno omnia tempore ignibus ambusta sunt tela, clypei, thoraces armorumque omnis generis non exigua copia. Vigiles tandem exciti flammarum strepitu materiaeque crepitantis fragore, adhaec illorum vocibus, qui e muris inclamabant, vix incendio elabuntur, hinc fumo conspectum eripiente, illinc flammis fugam impedientibus. Igitur ubi sol illuxit castellani irridere vanos militum labores, contemnere tot operas, tot irritos conatus ludere, cachinnari, exprobrare. Illi dolere tot dies incassum absumptos, pudere ignaviae, accusare praefectos, hi vigilum secordiam, coenas atque intempestiva convivia; Alfonsus ira indignationeque angi, turbari, pene furere.

Traduzione:

Comprendendo questo Loise che nell’approntare le difese aveva mostrato ai nemici l’aspetto di chi è impaurito, cogliendo l’occasione offerta dallo spirare delle brezze, a mezzogiorno gettò dentro il terrapieno una torcia accesa a cui era mescolato zolfo e in un baleno quell’ammasso prese fuoco. Sommamente dispiaciuto per questo smacco Alfonso ordinò la ricostruzione dei terrapieni destinati a proteggere le bombarde ed i loro inservienti. Dopo che erano stati consumati moltissimi giorni nel rifarli a prezzo di grandi fatiche ed erano state piazzate secondo gli ordini le bombarde ed era stato posto a difesa anche un buon nerbo di soldati, di nuovo nel bel mezzo della notte Loise procuratisi in precedenza dei sacchetti di polvere di zolfo e così pure dei vasetti di olio in gran silenzio fatte spalmare di olio le tavole esterne e gettati qua e là quei sacchetti, mentre gli uomini di guardia si erano addormentati per la grande stanchezza (egli infatti li aveva fatti stancare fino a notte fonda) ordinò che all’improvviso si gettasse dentro del fuoco, che subito si appiccò da ogni lato ai bastioni, sicché furono divorati nello stesso tempo dalle fiamme tutte le frecce, gli scudi, le corazze e non piccola quantità di armi di ogni genere. Finalmente svegliate di soprassalto dallo scoppiettio delle fiamme e dal fragore del legname che crepitava, nonché dalle voci di quelli che gridavano chiamandoli dall’alto delle mura, le sentinelle scampano a stento all’incendio, perché da una parte il fumo toglieva la vista, dall’altra le fiamme impedivano la fuga. Quando poi spuntò il sole quelli che erano nel castello cominciarono a deridere le vane fatiche dei soldati, a coprire di disprezzo tanti lavori, tanti sforzi vani, a farsene beffa, a sghignazzarci su, a criticarli. Quelli si dolevano di tanti giorni sciupati, si vergognavano per la loro inettitudine, se la prendevano coi capitani; questi con l’inettitudine dei soldati, le loro cene, i loro banchetti intempestivi. Alfonso era soffocato dalla collera e dallo sdegno, era sconvolto quasi fuori di sé. 

Note:

Guerra di Calabria (1463-1464): durante l'assedio aragonese di Motta Anomeri, Loise de Rosa riesce ad incendiare le postazioni destinate alle bombarde dei nemici.







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