Scheda opera
Codice opera: DbN
Autore: Giovanni Pontano
Link autore: https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-pontano_(Dizionario-Biografico)/?search=PONTANO%2C%20Giovanni%2F
Edizione: Giovanni Gioviano Pontano, De bello Neapolitano, a cura di G. Germano, A. Iacono, F. Senatore, Firenze, SISMEL - Edizioni del Galluzzo, 2019 (Edizione Nazionale dei testi della storiografia umanistica, 13)
Periodo di composizione: 1494/95 - 1503
Genere letterario: Storiografia
Traduzione a cura di: Giuseppe Germano, Antonietta Iacono
Excerpta a cura di: Jessica Ottobre
Scheda testo
Riferimento bibliografico: III, 1.7-9, pp. 340-341
Data: 1463
Luogo: Plaesano
Testo:

Masius igitur (qua erat animi impotentia) venientem in acie conspicatus hostem expediri arma in castris confestim iubet ac relicto Alfonso9 cum praesidio, qui castris praeesset, ubi suos convenisse instructos videt huiusmodi est eos oratione adhortatus: «Ad praedam potius quam ad pugnam quo vos horter, milites, monet me tot preliis spectata virtus vestra, cui non moenia obstitere, non rupes, quin ipsi quocunque tentastis vi ferroque irruperitis. Ferro vos intra munitissimas urbes viam vobis mihique aperuistis, ferro aequis in campis deprehensum hostem non semel profligastis, ubique victores, ubique hostium potiti. Adventantes ipsi cernitis ignavissimo cum exercitu imperitissimos duces eosdemque inter se maxime discordes. Et haec quoque ignavissimorum militum messis secanda vobis ferro est. Agite igitur, fortissimi socii, irruite in eos quo soliti estis robore quibusque vincere consuestis animis. Hac una acie, hoc uno certamine (mihi credite) deletis his copiis Calabria nostra est. Hac igitur acie, hac una pugna parate vos ad colligendos quos par est, quos fortitudo manet vestra quam maxime huberes laborum vestrorum fructus. Ego dux, ego miles ubique periculorum socius atque hortator adero». Haec ubi dixit in hostem instructa acie e monte descendit.

Traduzione:

Maso allora (per una certa impazienza tipica dell’animo suo) appena s’avvide che il nemico sopraggiungeva in assetto di guerra ordina subito che i suoi si tengano pronti alla battaglia nell’accampamento e lasciato Alfonso con una guarnigione perché sovrintendesse all’accampamento, quando vide i suoi radunarsi in assetto di guerra li esortò con un discorso di questo tipo: «Ad esortarvi, soldati, al saccheggio piuttosto che allo scontro, mi spinge il vostro valore da me saggiato in tante battaglie, valore al quale non hanno potuto resistere mura o rocce, che anzi per ogni parte avete tentato, con la forza delle vostre spade avete fatto irruzione. Col ferro dentro città le più fortificate possibili a voi e a me stesso avete aperto la strada, col ferro in campo aperto non una sola volta avete sgominato il nemico colto alla sprovvista, dovunque uscendo vincitori, dovunque tenendo in pugno il nemico. Vedete condottieri venirvi incontro che sono del tutto inesperti, con un esercito di poco conto e tra loro in gran discordia. Ed anche questo raccolto di vilissimi soldati deve essere ora falciato da voi col ferro. E allora, su, miei prodi, assaliteli con la forza con cui siete soliti farlo e col coraggio con cui siete soliti vincere. Con questa unica battaglia, con questo solo scontro (credetemi), distrutto questo esercito, tutta la regione sarà nelle nostre mani. Dunque con questa battaglia, con questo combattimento preparatevi a raccogliere quanto è giusto, i frutti quanto più possibile fecondi delle vostre fatiche, che a voi la vostra fortezza riserva. Io sarò al vostro fianco come condottiero, come soldati e dovunque compagno d’ogni pericolo come consigliere». Avendo fatto questo discorso, con l’esercito schierato scende dal monte.1

Note:

1 Guerra di Calabria [1463-1465]. Si riporta il discorso di Mase Barrese al suo esercito, prima dello scontro.





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